14 Ottobre 2018
Aggiornato il

Tempo di lettura: 6 minuti

Nella lettura di questo articolo scoprirai qualcosa in più sul come dare e ricevere Feedback.

Hai sbagliato tutto! Sei un buono a nulla…

Ad alcuni della mia generazione, e forse anche di quelle recenti, può apparire familiare questo tipo di reazioni perché spesso erano proprio così quelle dei nostri genitori e dei nostri insegnanti.

Mazza e panelle fanno e’ figli bell,  Se gli dico bravo si adagia dicevano i nostri vecchi pensando, in coscienza, che fosse quello il modo migliore per stimolare il miglioramento. Purtroppo, l’unico vero risultato, forse, era più spesso confusione, smarrimento e frustrazione anche se alcuni alla fine si sono convinti di esser stati…temprati.

Mah…

Cos’è un feedback

Feedback è un anglofono, ormai entrato a far parte del nostro lessico comune, che letteralmente vuol dire azione di ritorno ossia una risposta, una reazione a qualcosa che può essere un comportamento, un discorso, un’immagine o un suono. Può nascere spontaneamente, come risposta istintiva, può essere dato su richiesta o ricevuto da chi, per varie ragioni, è preposto a darlo come ad esempio un Coach.

Quale che sia il motivo, quando ricevi un feedback a tua volta re – agisci. E la tua re – azione cambia in funzione del tipo di risposta che ottieni e così via. In pratica si crea un’interazione tra te e la/le persona/e con cui appunto interagisci.

C’è feedback e feedback

Eh si, a seconda di come viene fornito, può avere effetti molto diversi.

Giudizi

Se il feedback è, per esempio, un giudizio, tipo

  • Bravo, ben fatto! oppure
  • Nooo, sei totalmente fuori strada

puoi sentirti gratificato oppure mortificato, deluso, depresso.

Descrizione oggettiva

Se, invece, la risposta che ricevi è una descrizione oggettiva di ciò che hai fatto allora avviene la magia cioè si crea l’opportunità di capire cosa correggere per ottenere un risultato migliore che ti faccia avvicinare e raggiungere quello definito dall’obiettivo.

E qual’è la differenza?

Livelli logici Dillts

Livelli logici

Ciascuno di noi costruisce nella mente la propria esperienza del mondo che lo circonda secondo diverse dimensioni che Robert Dillts, uno dei più autorevoli rappresentanti della PNL, chiama livelli logici originati a loro volta dai quelli del filosofo matematico Bertrand Russel. I livelli sono ordinati secondo una gerarchia per la quale ciascuno di essi avvolge, contiene quello inferiore come una matrioska, sai quelle bambole che sono una dentro l’altra o, se preferisci, come le scatole cinesi. Il livello più basso è l’ambiente, poi sopra ci sono i comportamenti, le capacità, le convinzioni e i valori, l’identità e lo spirito o mission che li sovrasta tutti dall’alto.

Per cui se ti dico Hai superato di 10 km il limite di velocità, facendo oggettivamente riferimento al tuo comportamento, cioè la guida dell’automobile, troverai più facilmente utile alzare il piede dall’acceleratore per rallentare senza conseguenze emotive.

Giudizio e Identità

Se, invece, ti dico Sei uno stupido irresponsabile allora è un giudizio che colpisce il tuo livello dell’identità che si trova tre posti più in alto nella gerarchia dei livelli logici. Per questo motivo quelle parole avranno un’importanza maggiore e provocheranno in te uno stato d’animo negativo di frustrazione o di rabbia che sicuramente condizionerà in modo altrettanto negativo i tuoi comportamenti.

Lo stesso accade se, quando fai qualcosa e non ti riesce, con la vocina malefica del tuo dialogo interno ti dici che sei un incapace, un buono a nulla, un fallito e così via.

L’unico modo per ricreare quella magia che genera apprendimento è sviluppare la consapevolezza che, come recita un altro presupposto della PNLnon esistono fallimenti, ma soltanto feedback.

La lampadina di Thomas Edison

Thomas Edison, inventore della lampadina, si dice abbia premuto l’interruttore più di 10.000 volte prima di vedere il filamento diventare incandescente e fare…luce.

Thomas Edison

Thomas Edison

Ogni tentativo è stato per lui, non la percezione di un frustrante fallimento, ma soltanto un feedback sulla base del quale ha modificato ogni volta qualcosa che lo ha portato al successo. Se avesse pensato alla lampadina spenta come a un fallimento probabilmente oggi avremmo ancora bisogno delle candele o delle lampade a petrolio per leggere un libro.

La storia di Federica

Qualche tempo fa una mamma mi chiamò disperata mentre mi avviavo a prendere un caffè.

Ti prego aiutami –  mi disse  – Federica è terrorizzata, ha il compito in classe di Italiano e ha paura di prendere un brutto voto. Puoi parlare con lei?

Certo – le dissi – passamela.

Ciao Giuseppe – sentii la vocina rotta dal pianto di Federica – ho paura di prendere un quattro al tema – mi disse.

Cosa ti fa pensare che prenderai un quattro? – le chiesi.

Non lo so – rispose.

Cosa succederebbe se prendessi quattro al compito? – le domandai allora.

E lei, singhiozzando, mi rispose: sono sicura che i miei ci rimarrebbero male.

Capisco che vuoi dire Federica – pensai massaggiandomi istintivamente il didietro – Ascolta, ti è successo qualche volta di aver preso un bel voto? – le chiesi.

Federica rimase qualche secondo in silenzio e poi mi disse:

Si, una volta ho preso 10 al tema – rispose con un tono dal quale traspariva orgoglio.

Bene – intervenni – penso tu sia in ritardo e devi andare a scuola. Prima però pensa a come ti sentivi quel giorno e stringi quella sensazione nella tua mano sinistra. Quando sarai seduta al banco per cominciare il compito, apri la mano e prendi quella sensazione, ti accompagnerà e ti darà la forza che ti serve.

Grazie Giuseppe – sentii al telefono e riattaccò.

Nel pomeriggio mi mandò un wapp con scritto:

Ok! Credo di aver fatto un bel tema. Grazie Gius! 

La valutazione a scuola

La questione della valutazione, e quindi del feedback nelle scuole, è qualcosa che fa ancora discutere riguardo alle modalità con le quali talvolta viene valutato il profilo didattico dell’alunno il quale, spesso, finisce col concentrarsi sul valore numerico,  negativo o positivo, piuttosto che sul suo significato e su quello che dovrebbe indicare ovvero quanto ha imparato rispetto a quello che avrebbe dovuto.

Dare o ricevere un feedback utile spesso è difficile. Si è generalmente portati ad essere, quanto meno generici, a rimanere sul vago, il che non è per niente di aiuto per chi lo riceve.

Hai sbagliato, devi migliorare

non ti fornisce indicazioni su cosa devi fare concretamente di diverso per ottenere un risultato migliore del precedente.

Se sei stai sparando col fucile ad un bersaglio a 50 metri e, invece, guardo il bersaglio e ti dico due dita a destra del centro allora si che saprai cosa fare ovvero mirare due dita a sinistra, sparare e aspettare il mio feedback successivo. Nuova distanza dal bersaglio o…centro!

Come dare un feedback efficace?Dare ricevere feedback

Un modo infallibile è porsi una domanda utile:

Quale azione precisa ha fatto per risultare (giudizio)?

Come una videocamera

Descrivi quello che hai visto, ascoltato e percepito come se fossi una videocamera: registra e riproduci senza giudicare.

Il feedback è utile, quando è utile, in tutte quelle situazioni in cui vogliamo ottenere un comportamento migliore, compreso comunicare in maniera efficace.

Il feedback nella comunicazione

Modello comunicazione Shannon

Modello comunicazione Shannon

Nel modello comunicativo di Shannon e Weaver, due ingegneri che studiavano un sistema d’arma contraerea, un messaggio

  • ha origine da un emittente,
  • viaggia attraverso un mezzo, 
  • attraverso vari disturbi,
  • fino al destinatario il quale lo riceve e reagisce
  • fornendo una risposta di ritorno, un feedback, all’emittente.
Claude Shannon

Claude Shannon

In base al feedback raccolto l’emittente capirà se il destinatario ha recepito esattamente quello che voleva comunicargli. Una delle presupposizioni della PNL suggerisce che

il significato della tua comunicazione è dato dal risultato che ottieni.

È per questo che, se vuoi comunicare efficacemente, devi porre la massima attenzione, usare il cosiddetto ascolto attivo sulla reazione del tuo interlocutore. Puoi percepirla da ciò che vedi, il comportamento non verbale, ciò che ascolti, i toni e il volume di ciò che dice, e alle parole che usa. Questi segnali ti daranno indicazioni su quello che il tuo interlocutore ha recepito della tua comunicazione.

E se ho bisogno io di ricevere un feedback utile?

Semplice. Chiedi Quali sono le

  • azioni che ho fatto?
  • parole che ho detto?
  • espressioni che hai visto? 

Applicazioni

Imparare a dare un buon feedback, può trovare applicazione in diversi settori: nell’educazione di bambini e adolescenti, nella creazione e gestione di un Team o nel campo della Formazione in generale.

Ecco la Mappa mentale dell’articolo che ti aiuterà a ricordare meglio i contenuti.

Mappa mentale dare ricevere feedback

Mappa mentale articolo

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Sarò veramente felice quando vorrai condividerlo e scriverai qui di seguito un tuo commento, importantissimo per me per conoscere il tuo punto di vista.

 

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