1 Gennaio 2019

Tempo di lettura: 4 minuti

Ti senti stanco e demotivato? Vuoi sapere come fare per ritrovare la spinta a fare ciò che devi e, soprattutto, ciò che vuoi fare? Oggi ti racconto qualcosa di veramente interessante su ciò che ti fa trovare la motivazione per fare quello che fai. 

Significato di motivazione

Motivazione deriva dal latino movere, cioè muovere, dare avvio alle azioni che ogni giorno svolgiamo. Molto la Scienza ha scoperto e molto altro si cerca ancora di scoprire su una materia un po’ complessa che affascina soprattutto coloro che, nella propria professione, hanno necessità di fornire ai propri collaboratori gli stimoli giusti per ottenere un rendimento sempre più alto insieme a serenità e gratificazione.

Teorie sulla motivazione

Taluni li chiamano istinti, altri pulsioni e altri ancora bisogni definendo numerose teorie al riguardo.

Maslow

Quella forse più conosciuta è quella della gerarchia dei bisogni di Maslow, psicologo  statunitense (1954) il quale ne identifica due primari, l’autorealizzazione e la stima, e tre secondari, il senso di appartenenza, la sicurezza e quelli fisiologici.

Sono in ordine gerarchico nel senso che per soddisfare, per esempio, il bisogno di autorealizzazione è necessario che siano soddisfatti prima quelli che sono al di sotto, come la sicurezza e quelli fisiologici. Alcuni criticano l’eccessiva rigidità della scala obiettando che, talvolta, capita che bisogni dei livelli inferiori vengano ignorati per quanto quelli superiori risultano essere intensi. Come quando stiamo facendo qualcosa di interessante e rinunciamo alla cena, rimanendo svegli fino all’alba.

Goal setting

La Teoria del goal setting, di Locke e Latham, lega la motivazione alla consapevolezza e al valore degli obiettivi, a quanto questi siano specifici e percepiti come raggiungibili con un minimo di difficolta.

Qualche giorno fa ero seduto al tavolo di un bar a bere un Prosecco ghiacciato, godendomi un sole insolito per il mese di dicembre che, scaldandomi piacevolmente il viso, mi ha fatto venire in mente quello che un amico, Marco, mi diceva giorni prima a proposito del suo nuovo lavoro.

Sai Giuseppe, ti ricordi quando ti ho raccontato, sicuramente annoiandoti, dello stato di depressione in cui ero caduto negli ultimi mesi?

Annuii senza farglielo pesare anche se, in effetti, era diventato un po’ un tormentone.

Il mio capo mi tormentava – continuò Marco – pretendeva da me di essere più efficiente e produttivo senza risparmiarmi feroci cazziatoni, appellandomi con termini che nemmeno ti ripeto e affermando, con totale convinzione, che adottava quell’odioso comportamento per stimolarmi a migliorare sempre.

Stimolare me? A 45 anni? E quando facevo qualcosa che, obiettivamente, pensavo fosse fatta bene, figurati se me lo riconosceva. 

Se ti dico che sei bravo ti culli – si giustificava. 

E tutto questo senza farmi mai capire quale fosse l’obiettivo da raggiungere o, quanto meno, a che scopo dovevo fare quello che diceva avrei dovuto fare. Se ci penso mi torna la gastrite. 

Ti capisco e…raccontami di questo nuovo lavoro, sto morendo dalla curiosità di capire cosa avrà mai di così speciale da renderti così raggiante. 

Vedi Giuseppe, prima di tutto ho ben chiaro in che direzione andare e, di conseguenza, vado deciso come una scheggia. Il mio nuovo Capo, tutta un’altra pasta rispetto al precedente, mi ha concesso una fiducia incondizionata che mi fa sentire sicuro in quello che faccio e responsabile per il fatto di goderne. Tutto questo si traduce in una condizione che definirei…magica.

In che senso? – gli chiesi incuriosito.

Non so come dirti…so soltanto che quando sono lì sento che tutto scorre in modo fluido, come se non intravvedessi alcun ostacolo. Mi accorgo di essere talmente concentrato, senza peraltro fare il minimo sforzo, da essere un tutt’uno con quello che sto facendo. E sai una cosa? Il tempo scorre e… non me ne rendo conto. Mi è capitato persino di saltare il pranzo e arrivare a sera accorgendomene soltanto perché il mio stomaco protestava borbottando. Insomma Giuseppe, una figata pazzesca, mi sento un altro!

Il Flow

L’esperienza di Marco trova in effetti riscontro nei risultati delle ricerche condotte nel 1975 da Csikszentmihalyi, psicologo ungherese, su sportivi e artisti di vario genere i quali riferivano di provare proprio le sensazioni raccontate da Marco vivendo quella che chiamò flow, cioè flusso, o esperienza ottimale.

Fantastico! E come si fa per raggiungere questa condizione di flow?

Le ricerche di Csikszentmihalyi hanno dimostrato che l’esperienza ottimale si genera quando esiste un certo equilibrio tra le sfide che ci propongono e le skills, le capacità che percepiamo di possedere. Quando però la sfida ci sembra troppo semplice allora subentra la noia, mentre se la percepiamo superiore alle nostre capacità ecco che scatta lo stato d’ansia. L’ideale è quindi quando il rapporto è bilanciato con una leggera prevalenza della difficoltà tale da stimolare in noi quel senso appunto di sfida.

Tutto qui?

Come viverlo

Se vuoi proprio andare totalmente in flow aggiungi agli ingredienti la chiara definizione degli obiettivi, rendendoli positivi, specifici e con una scadenza insieme alla disponibilità di feedback di qualità forniti, preferibilmente, nell’immediato.

Selezione psicologica

L’aspetto emotivo legato al flow e la gratificazione fanno si che, una volta sperimentato, tendi poi a cercarti, facendo quella che si chiama selezione psicologica, altre attività che pensi ti possano regalare le stesse sensazioni. Questo, a sua volta, attiva un meccanismo virtuoso che ti può portare a costruire un tuo personale stile di vita fatto di tutte quelle azioni, interessi e obiettivi che ti portano e ti mantengono nel favoloso flow.

Gli articoli che leggi sono un mio libero contributo alla tua felicità e al tuo benessere e sono gratuiti. Sarò veramente felice quando vorrai condividerlo e scriverai qui di seguito un tuo commento, importantissimo per me per conoscere il tuo punto di vista.

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